Pubblicato su L’Italia (27 febbraio 1963) e L’Azione (1 marzo 1963)
Isabella Galligani alla galleria “Gli Araldi”
“Isabella Galligani espone agli Araldi una personale in cui altalenando fra Rosai e Vieni popola il suo mondo di figurine popolaresche.
Qui la Calabria si sposa alla Toscana con le accentuazioni di un caratteristico che può sembrare manieristico solo fin quando l’aneddoto di Tropea – sua attuale residenza – non si sovrappone al placido racconto della Firenze natia. La pittrice è indubbiamente dotata e si sente che non è giunta all’arte attraverso prove dilettantistiche.
Ma nel bisogno di sganciarsi dalla pittura di Carena cui è peculiare un gusto degli impasti, l’allieva scrive le sue emozioni a pennello asciutto e trae da questi sfregamenti su la tela squisitezze spesso preziose, effetti sempre piacevoli, spente eleganze di aristocratica austerità. Ma tutto ciò a danno di una pittura radicata e sonante. Così il tono è epidermico anche quando orchestra voci drammatiche.
A voler ripercorrere il sentiero dei patronimici davanti a certe sue bimbette esangui e scheletri che si ripensa il ritratto di prete del Carena dove la tematica umana sembra ritrovare consonanza di echi. Anche se lì il racconto aveva ampia imponente stesura e qui l’aneddoto rimane appena accennato nel suo clima.
Vero o no che il gran sole di Tropea ha bruciato la pittura della Galligani al punto di svelarne le trame facendola vivere solo nel riposo di quelle ombre che sono una oasi e un raccoglimento nell’abbacinante dilagare della luce, noi auguriamo alla pittrice fiorentina di
costruire più fondamente questa sua fatica poetica affinchè non sia labile illustrazione fuciniana ma commento degno di una pagina di Tozzi e suo ampliamento lirico e umano. Nè a caso abbiamo scelto una similitudine letteraria.” A. C.
La Gazzetta di Novara, articolo del 2 marzo 1963
Isabella Galligani alla galleria “Gli Araldi”
“Alcune costanti regionali sono indubbiamente ben riconoscibili nell’ambito della pittura italiana contemporanea, e una delle più evidenti è forse l’insistenza toscana nel riferirsi alla vita quotidiana: secondo una propensione narrativa, e persino aneddotica, che va dal verismo di Adriano Cecioni e dalle caricature macchiaiole del “Caffè
Michelangelo” sino alle motivazioni «secessionistiche» dei dipinti di Lorenzo Viani e a quelle «strapaesane» e novecentesche della pittura di Ottone Rosai.
Entro questo filone di pittura tendente alla narrazione veristica, secondo questa costante toscana, si svolge appunto il lavoro della fiorentina Isabella Galligani.
Muovendo dal naturalismo accademico di Felice Carena la giovane pittrice mostrò subito di voler far suoi stilemi, di un più spiccato carattere espressionistico, che potevano poi, nell’evocazione di tipi popolari della costa toscana, anche apparire prossimi a moduli in certo senso vianeschi.
Trasferitasi in seguito in Calabria, a Tropea, la Galligani applicò quindi al nuovo ambiente le sue doti di osservatrice arguta e pur malinconica, sempre caratterizzando i suoi dipinti da una parte con asprezza d’impianto e di disegno, dall’altra con sottili modulazioni cromatiche, attuate con un colore spesso ridotto alla semplice stesura.
In quell’estremo lembo della penisola, che primo si chiamò Italia, la pittrice fiorentina non badò invero al mare limpidissimo, alle rupi d’arenaria, alle terrazze folte d’ulivi; neppure al mondo folkloristico e quasi mistico della tonnara di Tropea, ove fioriscono le leggende del pescatore Rascu e dello scoglio Gabba Turchi: guardò invece,
con toscano realismo, ai suoi nuovi concittadini, ai loro incontri, alle feste, ai giochi infantili.
Ci ha dato così una serie di personaggi, borghesi o popolani, ritratti con notevole acutezza, in una loro solitudine non morale, non astratta, ma tutta fisica, come eternata dalla gran luce mediterranea che par quasi sbiadire le stesse immagini.
Cosicché, nel loro tonalismo smorzato reso con masse prive di corpo che ne accentuano ancora il nerbo disegnativo della struttura, i dipinti degli ultimi anni indicano che Isabella Galligani va approfondendo le sue motivazioni espressionistiche, talvolta orientandosi verso modi più rosaiani, o persino giungendo ad altri prossimi a quelli di certo recente surrealismo figurale” Raul Capra
Galleria originali:


