
L’inaugurazione si terrà venerdì 4 luglio 2014 alle ore 18,00
martedì 15 luglio 2014
Informazioni dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo della Basilicata
Redattore: ANTONIO ROSA
A
Informazioni Evento:
Data Inizio: 04 luglio 2014
Data Fine: 30 agosto 2014
Costo del biglietto: Gratuito; Per informazioni 0973 877676
Prenotazione: Facoltativa; Telefono prenotazioni: 0973 877676
Luogo: Maratea, Palazzo De Lieto
Orario: da lunedì a sabato: 16.00–21.00
Telefono: 0971 489439
Fax: 0971 489418
E-mail: antonio.rosa@beniculturali.it
Gli Arcudari
Pubblicato il 30 giugno 2014
La mostra presentauna delle “serie” più significanti ed eloquenti della singolare produzione artistica di Isabella Galligani Pandolfini, artista toscana di nascita e formazione ma donna del sud per temperamento e disposizione d’animo.
La serie “gli arcudari” (1982) rappresenta il ritratto di un’isola, Alicudi, attraverso i volti dei suoi abitanti: una sequenza di istantanee forti, espressive, a volte buffe; volti concreti e intensi, che raccontano di se e della loro storia; donne, uomini, bambini, giovani, vecchi, belli, brutti, sani e infermi, l’umanità dell’isola, l’umanità.
Dalle opere in esposizione traspare il trasporto e la passione di Isabella per questo luogo nel mezzo del Mediterraneo, dove ha vissuto e lavorato per lunghi periodi: “Isola era la casa, la casa era l’isola, Sicilia per di più, Palermo per di più. Non si adattò all’isola, né l’isola a lei: erano fatte l’una per l’altra.
L’isola e lei erano fertili.” (Costanza Pandolfini).
Isabella Galligani Pandolfini compie i suoi studi d’arte a Firenze ed esordisce sulla scena artistica italiana nel 1945, vincendo il primo premio della collettiva dell’Accademia di belle arti.
Ha tenuto molte personali in Italia e partecipato alle più importanti rassegne d’arte. Hanno scritto del suo lavoro Dino Buzzati, Maurizio Calvesi, Raul Capra, Silvio Ceccato.
La mostra, promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata allo scopo di incentivare la conoscenza e la divulgazione del patrimonio culturale e dell’arte delle aree mediterranee, a partire da quelle dichiarate patrimonio UNESCO, è stata allestita negli ambienti del settecentesco Palazzo De Lieto in Maratea in collaborazione con il locale Centro Operativo Misto.
Isabella Galligani Pandolfini (Pescia 1924-Vicchio 2004), studia al liceo artistico e all’Accademia di belle arti di Firenze con Ottone Rosai e Ugo Capocchini; ha un’importante frequentazione artistica e personale con Felice Carena.
ネ presente nella vita artistica italiana dal 1947 (primo premio collettiva dell’Accademia). Ha tenuto molte personali in Italia e partecipato, su invito, alle più importanti rassegne d’arte. Dino Buzzati, Maurizio Calvesi, Raul Capra, Silvio Ceccato, hanno scritto del suo lavoro.
Nel 1957 vive e lavora a Tropea, partecipa al circolo di Corrado Alvaro, dipinge la prima serie: figurazione critica di fatti, avvenimenti, personalità, tipologie e contesti
della vita tropeana. Nello stesso anno personali a Novara e Milano.
Nel 1963 la famiglia rientra a Firenze, nasce la serie dell’uomo albero, le dimensioni dei quadri si dilatano, ecco la serie delle “personalità”: Polifemo, Ceccato, Nurejev… la
serie dei freddi… dei poteva. Personale alla “Galleria Angolare” di Milano.
Dal 1973 vive per qualche anno tra Milano e Firenze, con molte frequentazioni per lunghi periodi nell’isola di Vulcano. Il periodo è drammatico, le tematiche pittoriche
hanno caratterizzazioni di grande evocazione, celebrazione di ciò che si è perduto. Il senso della privazione è forte, nascono i “Ritratti” di ogni cosa: casa, poltrone, auto, pianoforte, divani, stanze, animali (sempre dipinti, sempre descritti, sempre amati, a cominciare dai ragni) e figure acefale in lutto. Comincia a scrivere: Una vita non speciale.
Vive a Milano per due anni, un bello studio, casa di ringhiera, via Fiori chiari: i ritmi senza tregua e la mentalità efficientissima della vita milanese sono diversi dai suoi,
ma, il lavoro c’è. ネ una pittura forte, a tratti aggressiva, “indecente” e umoristica, è la serie dei nudi. Gli anni dal 1973 al 1983 e oltre si dividono tra Firenze,
Milano, Tropea, Vulcano. Nel 1988 è finalmente “Alicudi”. I temi pittorici si diversificano, i colori si alleggeriscono in tonalità cilestrine ne “I passi degli arcudari”; la grande figurazione si frantuma e si ricompone come un mosaico nei “Cento ritratti degli arcudari,” nei ritratti all’Isola, nei ritratti al mare, alle stelle, alla luna…
Scrive L’isola inginocchiata, Mi giova, Cane come me, uomo come te. Anche a Firenze il tema è Alicudi, dove vive per lunghi periodi, dipingendo, scrivendo e fumando ininterrottamente. Nasce la grande tematica di Palermo, una città dipinta come il vestito biografico, anche di quella fisicità che non la riguardava. Due gli aspetti: quello materiale- corporeo dove la sua gobba diviene architettura, le cube espressioni di un essere ponderato, pesato e pensato; quello spirituale-ascetico: nascono i corpi fluttuanti, rappresentazione tangibile del libero pensiero.
Nel 1957, a 33 anni, I. Galligani Pandolfini decideva di vivere a Tropea; allora non esisteva l’autostrada Firenze-Roma, seguiva o anticipava suo marito, che aveva avuto un incarico.
Iniziava così il suo essere meridionale, il suo appartenere a questa terra e restare inesorabilmente e scomodamente se stessa, sempre. Era artista, pittrice geniale, appassionata nel suo pensiero, che comincia da ora a sviscerare attraverso serie monotematiche quasi ossessive, modo di essere e di fare che la accompagneranno tutta la vita. Le sue “serie” erano come amori, dovevano svolgersi e cristallizzarsi. Intoccabili, i suoi lavori dovevano restare “insieme” facendosi forza… guai se qualcuno osava chiedere un singolo lavoro… per lei: un’amputazione. Aveva ragione, l’essenza del suo pensiero, della sua pittura lo si comprende proprio nello svolgersi della visione collettiva della sua opera. Come il divenire di un racconto, uno scrivere, parole che si legano in titoli come poesia. La scrittura ha fatto parte della sua espressività, amava farlo, dava forza al suo pensiero, lo vedeva e lo sentiva divenire importante sicuro, ne sono testimoni le numerose macchine per scrivere, ormai silenziose. Scrivere era come dipingere. Ha scritto molto, ha cominciato a farlo all’arrivo nelle Eolie, all’inizio degli anni Settanta, nella casa, fucina di idee, speciale per tutto, di Silvio Ceccato, a Vulcano.
Da Tropea a picco sul mare si vede Stromboli, che si mangia il sole in un certo giorno di agosto. Deve essere stata questa visione costante dell’isola all’orizzonte, che ha dato il via, nella sua testa, alla ricerca inconscia del luogo di elezione, come andata e ritorno alle proprie radici. Il viaggio era cominciato ed ebbe fine, nel mezzo della sua vita artistica, dopo molto tempo, fatica e a tutti i costi ad Alicudi. Isola era la casa, la casa era l’isola, Sicilia per di più, Palermo per di più. Non si adattò all’isola, né l’isola a lei: erano fatte l’una per l’altra. L’isola e lei erano fertili.
Negli anni, oltre ad un lavoro pittorico strepitoso, una paziente e creativa raccolta di tutto ciò che giova e di tutto ciò che aveva giovato. Come reliquie antiche e moderne, espressione dell’isola, espressione di sé, ogni cosa prendeva vita ed andava collocandosi al suo posto, per magia, nella sua casa.
Amore appassionato e cieco tanto da non concedere a nessuna cosa, fatto, avvenimento di scalfire minimamente il suo disegno, progetto, idea per la vita e per l’isola.
Personalità eclettica e magnetica, si era attratti da lei inesorabilmente anche a costo di farsi male. La sua dolcezza, affabilità, generosità, complicità, umorismo e bellezza potevano tramutarsi, compiacendosi di questo, in collere, ire funeste, cattiverie, insofferenze, indifferenze glaciali, vendette, feroce ed antipatie, ma, mai che non fosse per un motivo dell’ingegno. Paladina del suo credere, da vero maestro, sentiva come un tradimento cosmico il pensiero diverso dal suo, soprattutto di coloro a cui voleva bene. Accettava il contraddittorio solo da coloro che stimava e che avevano resistito agli attacchi, dimostrando carattere e personalità. Il resto e molto di più lo si potrà comprendere meglio dall’opera pittorica e letteraria.
È morta come ha sempre vissuto fumando… lavorando… fumando… lavorando… e con il pensiero di tornare a casa sua. Palazzetto d’Angiò. La Tonna. Alicudi. Isole Eolie. Sicilia.
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